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Sottosuoli

Vediamo se indovino. La strada statale non è lontana. Continuando lungo i pendii dei campi, e lievemente declinando, dovremmo incrociare il nastro d’asfalto della Casilina, che segue il tracciato della antica via Latina e attraversa, pochi chilometri più a sud, quelli che erano un tempo, buoni per gli appostamenti dei briganti, i confini tra lo Stato Pontificio e il Regno borbonico delle due Sicilie.

  • O terra di Campagna e Terra di Lavoro, per usare nomi riferiti alla dura fatica quotidiana della gente comune. Hai saputo orientarti bene. Guarda dritto di fronte a te. Pofi non è distante in linea d’aria; e non è distante Ceprano: Per i Romani era un passaggio importantissimo, una via di comunicazione fondamentale verso Napoli, e i fertili campi flegrei, e le antiche colonie della Magna Grecia; e dunque la Latina era certamente una strada ad alta frequentazione. Non a caso vi trovi ai margini Fregellae, con i suoi resti recentemente restituiti ad una migliore visibilità.
  • L’archeologia è una scienza di grande fascino. Ma non c’è nulla, nell’archeologia, che mi intrighi più del sistema delle preesistenze che gli scavi ogni volta propongono e documentano. E’ come se lo spazio della storia dell’uomo si costruisse a strati, o per piani, e pareggiasse il suo slancio verticale con la profondità del suo radicamento ipogeo: un edificio sobrio, senza prosopopea, stile understatement. Roma storica è bella come nessuna, anche perché è così in maniera del tutto speciale: una città multistrato che posa su svariate città sotterranee, una città del riuso, della riconversione, della scienza delle costruzioni secondo logica del reimpiego, di armonico e ben temperato bricolage anti spreco. Nel piccolo però anche Fregellae, prima di darsi in offerta come preesistenza per contadi a venire, avrà fatto conto, strutturandosi, delle preesistenze trovate. Ci vado pensando da quando, nei vicini dintorni, sono state individuate e datate tracce di presenze antropiche fra le più antiche, se non le più antiche in assoluto, che siano state registrate in Europa (*). L’uomo di Ceprano, vissuto prima di ogni storia (circa ottocentomila anni fa: un Homo erectus? un Homo antecessor?  un prototipo, un esemplare senza precedenti noti e dunque un Homo cepranensis senz’altro?) si è dichiarato frequentatore di questi luoghi, e forse pioniere della loro scoperta, lasciandoci in pegno le ossa craniche incistate tra sedimenti terrosi. Vi avrà trovato la morte mentre, raggiunto questo tratto di continente, non smetteva di peregrinare senza posa impegnato nella lotta sovrumana per la sopravvivenza? O vi si sarà fermato per un po’ con le sue cose? E, nomade o stanziale, era solo nel suo disperato guadagnarsi un giorno sempre già vecchio quando l’alba spuntava per lui?
  • L’uomo di Ceprano: una scoperta straordinaria, che ridisegna un tassello della mappa delle comparizioni evolutive e delle migrazioni della specie umana………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Città, storia, memoria dell’uomo, civiltà, pensiero, cultura materiale sono a strati : questo attrae e coinvolge, concordo con te. Tutti noi, allora, dovremmo renderci buoni lettori di stratigrafie. E non dovremmo trattenerci fissando un limite al nostro domandare, al nostro conoscere per interrelazioni, per trascorrenze: di preesistenza in preesistenza, infatti, si perviene fino ad un paesaggio remotissimo, non abitato dall’uomo: ed è un pozzo senza fondo. E’ il regno pre-paleontologico della geologia pura. Un regno che ha collaborato a formare gli strati più remoti della nostra storia e che talvolta si riaffaccia sullo schermo del pensiero immaginoso, come nei sogni che De Chirico trascriveva per i fogli-pilota del surrealismo: o che, alla lettera, trasuda in superficie e irrompe nel presente, e col presente interagisce, e che magari diventa occasione di un sogno ad occhi aperti. Noi ci siamo giusto in mezzo, camminando per questi campi.

  • Già. Tu mi richiami al fatto che camminiamo a pelo d’erba e sotto c’è il petrolio. Scavi e ti accade di spillare il petrolio dove non te lo aspetti. Perché davvero io non me lo aspetterei nel territorio di Ripi che stiamo calcando. Ho sempre guardato a questa come ad una porzione di campagna toscana, verde in tutte le varie gamme di verde e intensamente dolce, dal corpo e dal profilo marcatamente pittorici…

                                                                             

 

(da “Ciociaria quella terra di viaggi che non dico” di Marcello Carlino, A. Guida editore, Napoli 2007, pagg. 5-9) 

 

(*) L’autore fa riferimento alla datazione indicata nelle prime fasi degli studi. Ora il reperto umano di Ceprano, noto anche con il nome affettivo Argil, suggerito da Italo Biddittu autore della scoperta, è datato a circa 450 mila anni.

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